La barzelletta del marito che non è elettricista né idraulico né… riderai da morire

Ridere fa bene, questo è risaputo. Ma perché ridiamo? Gli studi di psicologia cognitiva indicano che l’umorismo scatta quando il cervello percepisce un’incongruenza: ci aspettiamo una cosa, ne arriva un’altra, e il cortocircuito produce ilarità. Non siamo soli in questo: anche i ratti, se solleticati, emettono ultrasuoni simili alle risate. Persino gli scimpanzé “ridono” durante il gioco. La risata, insomma, è più antica di quanto pensiamo. Già nell’antica Roma si rideva eccome, ma i bersagli preferiti erano i politici, i mariti cornuti e i medici incompetenti — temi, diciamolo, sorprendentemente attuali. Col passare dei secoli il senso dell’umorismo si è raffinato, stratificato, ma il meccanismo di fondo è rimasto lo stesso: sovvertire le aspettative.

La Barzelletta

Una moglie nota che in casa c’è una lampadina che non si accende; perciò chiede al marito di fare qualcosa. Il marito di rimando le risponde:

– E che so’ elettricista io?

Qualche giorno dopo la moglie nota che in bagno c’è un tubo che perde; chiede al marito di controllare cosa c’è che non va, e lui replica spazientito:

– E che so’ idraulico io?

La settimana seguente, la moglie nota che il tavolo ha una gamba rotta e chiede al marito di aggiustarla, ma lui le risponde:

– E che so’ falegname io?

Il marito, qualche sera dopo, rientrando a casa nota con stupore che la lampadina è accesa, il bagno non perde più e il tavolo è stato rimesso in piedi. Allora chiede incuriosito alla moglie:

– Ma come hai fatto a riparare tutto?

– Non sono stata io… è stato il figlio del portiere, davvero molto bravo e disponibile.

Lui, sempre più sorpreso:

– E tu cosa gli hai dato in cambio?

– Mi ha detto che o diventavo la sua amante oppure gli facevo una torta.

– E tu?, domanda allarmato il marito.

– E che so’ pa**ic**era io?

Perché Fa Ridere

La struttura di questa barzelletta è un piccolo capolavoro di comicità a tre tempi: il marito ripete tre volte la stessa formula pigra (“E che so’ … io?”), costruendo nel lettore un’aspettativa ritmica ben precisa. Il colpo di scena finale — la moglie che usa la stessa identica risposta del marito, ribaltando la situazione in modo imbarazzante per lui — è un esempio perfetto di quella sovversione dell’incongruenza di cui parlavamo. Il cervello si aspettava una risposta moralistica o romantica, e invece riceve la sua stessa logica torta in faccia. Nel senso letterale del termine, stavolta.

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